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È notte fonda, il clima umido di Londra sembra voler entrarmi nelle ossa. Sono in macchina e guardo fuori dal finestrino, controllo la città, ciò che sta succedendo. Nell’oscurità un’altra Londra sorge, sento il suo cuore morto contorcersi in spasimi simili a battiti. Strane figure la popolano. Una giovane donna sta uscendo da un’auto, il suo abbigliamento sembra essersi cristallizzato agli anni ‘40. Ha uno sguardo vacuo e annoiato, a un tratto le parole di un venditore pronunciate in italiano la fanno voltare. Sotto i lampioni sembra che nei suoi occhi si annuvoli un velo di tristezza, poi abbassa la veletta, e le sue labbra scarlatte si contorcono in un sorriso sprezzante.
Accosto la vettura in centro, vicino a Trafalguar. C’è una famosa gioielleria vicino a dove mi sono fermato, un uomo in giacca e cravatta si sta facendo aprire, in piena notte, dal vecchio proprietario inebetito dal sonno. L’uomo che lo accompagna ha modi affabili e un fastidioso accento dell’est Europa; adesso sta passando un braccio sulle spalle del vecchio mentre gli parla in modo confidenziale degli acquisti che sta per fare. Ne sarà valsa la pena di aprire in piena notte “vecchia lenza”. Non ne ho dubbi.
Rimetto in moto, voglio allontanarmi dalla calca pressante del centro città, dalla sua etichetta stantia di secoli. Svolto l’angolo e una bella macchina d’epoca rossa mi sfiora. La sua passeggera sembra sorgere da sbuffi di tessuti di un’epoca ormai morta. Ha un’espressione impaurita, è successo qualcosa a questo mondo da quando si è addormentata l’ultima volta. Qualcosa che lei si è decisamente persa. Accelero.
Finalmente sono fuori dalle zone centrali. Esco, vorrei sentire l’aria fresca e vorrei fumarmi una dannata sigaretta. Beh, inutile perdersi a rimuginare. C’è uno strano tizio nella via dove sono adesso. Mi sta squadrando indeciso se avvicinarsi o no. Alla fine si decide a rivolgermi la parola. No fratello, non mi serve la tua roba. Rimane un attimo stupito, è chiaro che nella sua mente la scena dev’essere completamente diversa. Prova di nuovo a vendermi qualcosa. Folle.
Mi allontano dallo scocciatore. Da una finestra vengono i rumori di un videogioco. Forse qualche bambino si è svegliato nel pieno della notte. No, è uno di noi, sta giocando per non pensare. Non pensare a ciò che è diventato, non pensare ai peccati che avvolgono tutta questa popolazione in una danza turbinante: superbia, avidità di potere, lussuria, follia, curiosità… ma soprattutto sete: un’unica passione che schiaccia tutte le altre e muove le fila di tutti questi burattini… una passione rossa…
Mpfh! Che stupido nome, ma mi ha ricordato che è il momento di andare, andare a incontrarli tutti. Un ultimo sguardo al vicolo e alla finestra, loro saranno sicuramente in ritardo. Che fastidio….

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Vampiri...."froci!" Chiara__Leonwolopali