Rebecca "Beky" Boot

Forestiera

Description:

Gangrel con orecchie da gatto, cicatrici e brutto carattere. Ha il cuore tenero, o il comportamento da pirla, a seconda della diversa interpretazione dei fatti.

Bio:

<< Io sono sempre stata un vampiro, o almeno sono sempre stata una gangrel. No no, non intendo come quei pervertiti del cazzo che si fanno affilare i denti e si ritrovano a bere succo di pomodoro in calici del 1800; intendo dire che sono sempre stata una creatura della notte, una ragazza schiva e selvatica.
Fin da quando ero piccola mi sono interessate tre cose: i videogiochi, i videogiochi, i videogiochi. No, scherzo: i videogiochi, gli sport e la natura. E non fare quella faccia, non sono una frikkettona hippie, è solo che gli animali sono molto meglio di molte persone, e tu dovresti saperlo bene…
Ho provato un sacco di sport, mi bastava che non fossero femminili: baseball, hockey, pugilato, arti marziali… Ricordo che tutte le volte che mettevo il paradenti in palestra mi sanguinavano le gengive, e i ragazzi mi dicevano che sembravo una vampira. Ah ah ah… che battuta del cazzo.
Quando tornavo a casa dagli allenamenti trovavo sempre il modo per allungare la strada e passare dal centro di qualche parco. Erano gli anni novanta e o ero troppo avventata io o c’erano molti meno stupratori, vampiri e lupi mannari del cazzo in giro.
Mi sono trasferita a Londra dal mio paesino di campagna per fare l’università (non che ne avessi voglia, avevo semplicemente vinto una borsa di studio sportiva). Abitavamo nel campus scolastico io e il mio amico Chris. Lo conoscevo da quando eravamo piccoli, era come un fratello per me, quello che ti lancia la palla ogni volta che hai voglia di fare qualche battuta di baseball e ti ascolta quando gli altri non ci sono. Perché con questo piglio scorbutico a scuola non ero proprio la più popolare delle ragazze, sapevo di far quasi paura, anche se non ho mai capito perché. Non sono mai stata una ragazza violenta, mai fatto a botte per niente o urlato contro qualcuno.
Insomma ho trascorso così gli anni del college e dell’università, giocavo la notte e dormivo il pomeriggio, negli ultimi tempi facevo sempre più fatica a alzarmi per andare a scuola. Guarda, questa è una foto di me… ehm… prima…

… Fino a quando non ho conosciuto lui: stavo tornando al campus dal parco come ogni sera e dalle ombre una voce profonda iniziò a parlare. In breve divenne un’abitudine incontrare quella voce –non si faceva mai vedere- e parlare delle cose più assurde. Chris andava letteralmente fuori di testa, preoccupato che mi mettessi nei casini (o forse preoccupato anche che iniziassi a sentire le voci XD). Poi una sera quella voce –ero riuscita a farmi dire che si chiamava Aureliano e sì, a pensarci adesso un nome così assurdo avrebbe già dovuto farmi preoccupare-, insomma Aureliano mi disse “e se adesso uscissi dagli alberi e ti aggredissi?” e io “ti spappolerei la testa con la mazza da baseball, e poi fuggirei!”. La risposta deve essergli andata a genio… credo. Si fece vedere alla fioca luce dei lampioni e io lasciai cadere la mazza. Sembrava un diavolo: la stempiatura dei lunghi capelli biondi arruffati arretrava per far spazio a pallide escrescenze cornee, le mani non riuscivano a stringere i lunghi artigli, dai pantaloni larghi spuntavano enormi piedi da primate…

…Quando mi risvegliai mi sentivo male, non ricordavo praticamente niente di morsi, sete e sangue. Tornai alla mia stanza e mi misi a giocare. Quella sera avevo comprato Prince of Persia (il primo intendo, quello dell’89, che girava su dos e in cui il tuo ‘omino era fatto da cinque pixel!), ci giocai fino a quando non caddi dal sonno, poco prima dell’alba. Ero stremata e dormii per tutto il giorno seguente. Beh, sì, se ci ripenso non posso credere al culo che ho avuto: non credo proprio che Aureliano si aspettasse che la sua nuova figlia superasse la prova dei gangrel giocando a Prince of Persia!
All’inizio il mio sire mi spaventava, tutto mi spaventava. Fino a quando un giorno non arrivò con un enorme cappello di chissà quale epoca a coprirgli le corna e delle scarpe eleganti che per entrargli dovevano essere appartenute a un clown: si era vestito “elegante”, dovevamo festeggiare la laurea che non avrei mai preso. Quella fu la prima notte che mi lasciò cacciare da sola. Allora capii che c’era più umanità di quanto volesse far credere in quel diavolo maledetto, e iniziai a accettare la mia nuova condizione.

Adesso è un po’ che non lo vedo. Allora, quando sento che la mia umanità sta affievolendosi vado a vedere Chris. Si è laureato ed è rimasto a vivere a Londra, si è sposato e ha avuto un bambino che ora ha cinque anni. Non è difficile trovarli la sera dopo il tramonto a fare due passaggi di baseball in giardino, proprio come faceva con me. L’ha chiamato Ben, mi piace pensare che sia in onore della sua amica scomparsa (sarei io la sua amica scomparsa se non c’eri arrivato… ma che ci parlo a fare con te, dico?).
Molti fratelli si gloriano della loro discesa verso “morali nuove”. Io no. Certo, non ho problemi a nutrirmi – dovrò pur vivere anche io! – ma non mi piacciono gli eccessi. Forse è perché prima o poi la perderò comunque la mia parte umana, forse è per questo che gli altri non capiscono cosa perdono quando volontariamente si gettono fra le braccia della follia o della malvagità gratuita…
Uff… forse sono discorsi che non puoi capire tu, eh? Però avevi ragione, è liberatorio raccontare la propria storia, anche se stai parlando con uno dei tuoi dieci gatti… >>
<< Meooooh>>
<< Che c’è Sacco-di-Pulci, hai fame? … Anch’io… >>

Rebecca "Beky" Boot

Vampiri...."froci!" Chiara__Leonwolopali